Alcuni consigli in caso di verifica fiscale della Guardia di Finanza all’associazione

Alcuni consigli in caso di verifica fiscale della Guardia di Finanza all’associazione

Innanzitutto bisogna dire che è alquanto improbabile che il contribuente possa essere costretto a subire verifiche durante giorni festivi oppure in orari notturni.

Le verifiche della Guardia di Finanza devono infatti svolgersi, salvo casi urgenti, durante l’orario ordinario di esercizio delle attività e con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività del soggetto fiscalmente investigato.

Nei limiti del possibile, gli agenti della G.d.F. devono quindi effettuare gli accessi nelle sedi dei contribuenti vestiti in borghese.

Inoltre, la permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio.È pertanto diritto del contribuente chiedere alle Fiamme gialle o ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate che vengano rispettati tali limiti ed accortezze al fine di evitare una presenza troppo “invasiva” da parte dei verificatori, che rischi oltretutto di inficiare l’attività economica del soggetto sottoposto ad accertamento.

La prima fase nella quale si articola l’attività di verifica fiscale riguarda l’accesso ai locali adibiti all’esercizio di attività d’impresa, artistica o professionale.

La cosa da verificare preliminarmente è l’esistenza e la legittimità dell’ordine di accesso, vale a dire il documento che autorizza i funzionari procedenti all’attività intrapresa.

Il contribuente ha dunque diritto di chiedere l’esibizione di tale documento, pretendendone copia appunto all’atto dell’accesso, unitamente alle tessere personali di riconoscimento degli operanti.

L’ordine di accesso dovrà contenere, oltre alla autorizzazione del comandante di reparto, la precisazione circa:

  • i funzionari/militari autorizzati ad eseguire l’accesso;
  • presso quali locali, in quale giorno ed in quali orari deve avvenire l’ispezione;
  • che tipo di controllo deve essere svolto.

Al contribuente devono essere enunciate “le ragioni giustificative dell’intervento”.

Il contribuente deve essere informato sulle ragioni che giustificano la verifica e sull’oggetto della stessa, precisando i periodi d’imposta e i settori impositivi interessati.

Attenzione, infine, perché se l’accesso è effettuato presso locali adibiti ad uso promiscuo (ufficio-casa), l’ordine di accesso dovrà essere emanato non dal funzionario dirigente, bensì dal Procuratore della Repubblica il quale dovrà, inoltre, adeguatamente motivare tale ordine se l’accesso è effettuato presso abitazione privata.

Ciò che i verificatori NON possono fare

Dopo essere avvenuto l’ingresso dei militari o dei funzionari in azienda o presso gli uffici ha inizio la seconda fase della verifica fiscale, vale a dire quella della ricerca della documentazione contabile ed extracontabile presente in loco.

È importante, a questo punto, conoscere bene i diritti e i doveri del contribuente.

Di norma il contribuente non è sempre tenuto ad esporre la documentazione richiesta dagli agenti, potendosi in alcuni casi legittimamente rifiutare senza incorrere in sanzioni.

Innanzitutto è vietato ai verificatori, in fase di ricerca documentale, sottoporre il contribuente a perquisizione personale.

Vige inoltre il divieto di procedere coattivamente all’apertura di plichi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili che siano chiusi a chiave. Qualora tali modalità fossero ritenute opportune dai verificatori, costoro potranno attuarle solo con l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica.

Ciò significa che i documenti non immediatamente disponibili, per i quali, cioè, non sia possibile l’acquisizione senza aprire una chiusura, comunque fissata, anche con una semplice manovra a mano, non possono essere utilizzati se non:

  • in presenza di specifica autorizzazione del Pubblico Ministero.
  • In mancanza della precedente autorizzazione, sulla base dell’esplicita autorizzazione da parte dello stesso contribuente soggetto a controllo.

Non rientrano in tali ipotesi i normali scaffali privi di serratura.

L’apertura dei contenitori e dei luoghi sopra indicati, eseguita senza autorizzazione, sono da ritenere illegittime, determinando l’illegittima acquisizione dei documenti rinvenuti, con conseguente nullità degli atti e dei provvedimenti derivanti nonché l’eventuale responsabilità dell’agente contravventore.

Può essere interessante sapere di quale tipo di documentazione i verificatori andranno alla ricerca in tali ipotesi: trattasi principalmente di contabilità in nero quali appunti personali, annotazioni, informazioni e tutto ciò che possa costituire un valido elemento indiziario. Una volta individuati tali documenti, se gli agenti li riterranno tali da costituire prova presuntiva di atti finalizzati all’evasione d’imposta, spetterà al contribuente l’onere di fornire prova contraria.

Ciò che i verificatori POSSONO fare 

Se, da un lato, è vero che ricerca ed acquisizione di documenti in sede di verifica sono attività soggette a limiti rigorosi ed è diritto del contribuente pretendere il rispetto di tali vincoli da parte dei funzionari del fisco, è altrettanto vero ed importante sapere cosa, invece, costoro possono legittimamente richiedere e pretendere.

Intanto occorre dire che le operazioni di ricerca nei locali dell’azienda o dello studio professionale verranno avviate subito dopo la richiesta dei verificatori di esibizione, mediante invito al contribuente, della documentazione formulata dai verificatori.

Dopodiché le operazioni di ispezione avverranno d’autorità, dunque anche – laddove necessario – contro la volontà del contribuente.

Inoltre, se è rifiutata l’esibizione dei documenti e delle scritture contabili obbligatorie, tale documentazione, allorché venisse poi esibita in una fase successiva, potrà venire considerata ai fini dell’accertamento solo contro e non anche a favore del contribuente.

E’ bene sottolineare come per rifiuto all’esibizione debba intendersi anche la dichiarazione di non possesso della documentazione richiesta, anche nei casi di indisponibilità dipendenti da cause di forza maggiore.

La mancata produzione delle scritture contabili obbligatorie, o di parte di esse, può poi innescare la determinazione induttiva del reddito prodotto, ai sensi dell’articolo 39, comma 2, lettera c), DPR n. 600/73.

Pertanto è del tutto inutile ed anzi può risultare gravemente dannoso per il contribuente sottoposto a verifica nascondere o rifiutare l’esibizione delle scritture contabili obbligatorie.

In ogni caso è fondamentale sapere che:

  • La momentanea irreperibilità delle scritture contabili non implica, di per sé, il rifiuto di esibizione, essendo necessaria l’intenzionalità a non fornire la documentazione richiesta.
  • Un ritardo lieve, di qualche ora o di un giorno, nella esibizione della documentazione non può considerarsi rifiuto.
  • Laddove il contribuente dichiari che le scritture contabili si trovano in tutto o in parte presso terzi (ad esempio presso il commercialista), deve esibire una attestazione dei soggetti depositari recante la specificazione delle scritture in loro possesso.
  • La mancata attestazione di cui sopra, o – comunque – il rifiuto del contribuente all’accesso degli agenti, verrà interpretata come rifiuto di esibizione della documentazione.
  • Su richiesta del contribuente, l’esame dei documenti amministrativi e contabili può essere effettuato nell’ufficio dei verificatori o presso il professionista che lo assiste o rappresenta.

La mancata esibizione dell’attestazione, così come la dichiarazione di non possedere libri, registri, scritture e documenti deve essere fatto risultare nel verbale di verifica.

In ogni caso, è importante esibire documentazione utile alla difesa del contribuente anche laddove la stessa non sia richiesta da parte dei funzionari del fisco.

Corrispondenza commerciale, prove fotografiche o qualunque altro elemento che possa aiutare il contribuente nella propria difesa dovrà essere posto all’attenzione degli agenti sin da subito; a meno che tale produzione “facoltativa” non la si voglia utilizzare successivamente in sede di contenzioso. Tale scelta risulta possibile ma alquanto rischiosa e dovrà essere ponderata attentamente.

Il controllo della Guardia di Finanza o dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate si conclude con la redazione e la consegna del Processo Verbale di Constatazione (PVC). D’altra parte, prima di tale documento – che costituisce la sintesi delle verifiche effettuate dai controllori – vengono redatti, per ogni giorno di verifica, i c.d. “verbali giornalieri“, che a loro volta rappresentano i resoconti delle attività svolte da parte dei verificatori durante i singoli accessi.

Al riguardo, è decisivo sapere che il processo verbale costituisce un atto pubblico, ai sensi dell’art. 2700 c.c., e, pertanto, fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

Ciò significa che quanto verbalizzato in tali documenti non potrà più essere contestato in fasi successive, perlomeno in riferimento alle dichiarazioni rese ed ai fatti avvenuti in presenza dei verbalizzanti e salvo querela di falso.

Pertanto intervenire correttamente nella redazione di tali documenti è fondamentale e costituisce, probabilmente, il momento più delicato dell’intera verifica.

E’ dunque utile, per il soggetto sottoposto a controllo, tenere a mente quanto segue:

  • Innanzitutto è importante, per il contribuente, evitare di formulare dichiarazioni spontanee, perlomeno in assenza del proprio consulente. Le cose dette, una volta verbalizzate, diverranno – per così dire – indelebili ed utilizzabili contro il dichiarante.
  • E’ fondamentale rileggere attentamente ogni singolo verbale giornaliero, prima di apporre la propria firma.
  • Allorché si abbiano osservazioni, puntualizzazioni e obiezioni rispetto a quanto verbalizzato dai verificatori, è necessario dichiararlo esplicitamente e pretendere che tali dichiarazioni vengano anch’esse verbalizzate, nella loro esattezza.
  • Il contribuente può legittimamente rifiutare di firmare i processi verbali quando non ne condivida il contenuto, sempre esplicitando per iscritto i motivi del proprio rifiuto.

Una volta redatto il Processo verbale di constatazione, con il quale vengono concluse le operazioni di verifica, il contribuente ha diritto di comunicare agli organi di controllo osservazioni e richieste, entro 60 giorni dal rilascio di copia del PVC (art. 12, comma 7, legge 212/2000).

Pertanto, prima del decorso del suddetto termine di 60 giorni, l’amministrazione finanziaria non potrà procedere mediante notifica di avvisi di accertamento, salvo in casi di specifiche e motivate ragioni di urgenza, a pena di illegittimità e nullità dell’atto impositivo.

Testo a cura dell’Avv. Antonio Manco.

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