Danza e certificazione medica: le disposizioni del CONI

Danza e certificazione medica: le disposizioni del CONI

La questione riguardante la certificazione medica in ambito sportivo è parecchio spinosa, passiamo prima in rassegna i vari tipi di certificati medico sportivi:

1) certificato medico agonistico disciplinato dal Decreto Ministeriale del 18 febbraio 1982;
2) certificato medico non agonistico disciplinato da una miriade di leggi e decreti;
3) certificato medico per l’esercizio di attività ludico – motoria disciplinato dal Decreto del Ministro della Salute del 24 aprile 2013 e dall’art. 42 bis del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69 (convertito in Legge 9 agosto 2013, n. 98);
4) certificato medico agonistico per disabili disciplinato dal decreto del Ministro della Sanità del 4 marzo 1993 e dal CIP.

Il certificato agonistico

Sono obbligati a richiedere il certificato medico agonistico tutti coloro che oltre ad tesserati ad un ente sportivo praticano un’attività sportiva ad un livello che gli stessi enti hanno definito agonistica.

Il certificato medico agonistico può essere rilasciato soltanto dai medici specializzati in medicina dello sport, ed ha la validità di un anno, salvo alcuni sport per i quali è biennale.

Il certificato deve essere conservato dall’ASD a cui è associato l’atleta.

Il certificato non agonistico

Sono soggetti alla visita medica per ottenere la certificazione non agonistica:
a) gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività parascolastiche;
b) i tesserati che svolgono attività organizzate dal CONI, da società o associazioni sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del decreto ministeriale 18 febbraio 1982;
c) coloro che partecipano ai Giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale.

Quindi sono soggetti al certificato non agonistico tutti gli associati ad una ASD e tesserati presso un ente, che svolgano attività di un livello medio/basso, come stabilito dallo stesso ente.

Il certificato per attività ludico motoria

Sono tenuti all’obbligo della certificazione chiunque svolga sport liberamente o presso organizzazioni, con il fine del miglioramento dello stato personale senza obiettivi competitivi

Il certificato per gli atleti paralimpici (CIP)

La certificazione per l’attività sportiva agonistica praticata da atleti disabili (CIP) è regolamentata dal Decreto del Ministro della Sanità 4 marzo 1993 e successive integrazioni legislative e dalle Linee Guida mediche del CIP, anche nell’identificazione della pratica agonistica di cui al D.M. 4 marzo 1993, rispetto a quella specificamente regolata dal Decreto Ministeriale del 18 febbraio 1982, tenendo conto delle differenti patologie e/o limitazioni ed al rischio specifico delle varie discipline sportive, considerate sia in gara che in allenamento.

Le disposizioni del CONI

Ogni ASD deve verificare tramite l’Ente di Promozione Sportiva, DSA o Federazione quale sia il giusto certificato da richiedere ai propri soci.

A quali responsabilità si va incontro?

L’associazione, il Presidente, i dirigenti 

In assenza di certificazione sportiva, l’associazione non può ammettere il socio alle attività sportive, né livello agonistico né a livello non agonistico. Il certificato è un obbligo di legge e in caso di assenza e evento avverso si possono aprire responsabilità civili e/o penali in capo al Presidente e tutta la dirigenza dell’associazione sportiva. Attenzione anche agli aspetti assicurativi, in caso di incidente potrebbe saltare la copertura.

La responsabilità penale

Questo aspetto dovrebbe mettere paura a tutti: in caso di incidente, in gara o allenamento e addirittura nel ruolo di mero accompagnatore, l’infortunio grave, l’incidente invalidante, la morte dell’atleta produrrebbero una grave responsabilità della dirigenza! Non è bello, facendo gli scongiuri del caso, dover rispondere di omicidio colposo davanti ad un giudice!

Elettrocardiogramma… quando?

La visita per la certificazione agonistica passa da un iter rigido stabilito per legge che è così riassunto: anamnesi, raccolta dati antropometrici (altezza e peso), visita clinica con ascoltazione toracica e misurazione della P.A., elettrocardiogramma a riposo, durante e dopo sforzo (step test allo scalino o cicloergometro dopo i 35 anni di età), esame spirometrico, che ha lo scopo di misurare la capacità respiratoria vitale ed esame completo delle urine.

 

Per gli altri certificati la chiarezza è mancata, tant’è che alcuni medici fanno fatica a districarsi nei repentini cambi di norme.

Il decreto prevedeva originariamente l’obbligo per il medico di effettuare l’elettrocardiogramma per poter rilasciare sia i certificati di idoneità agonistica sia per le attività non agonistiche provocando proteste da più parti nel mondo dello sport sia dal lato medico che dal lato degli utenti.

Successivamente, con il decreto PA del 31 agosto 2013 e le Circolari del Ministero della Salute n. 4608 e 4609 del novembre 2013, il Legislatore ha stabilito che per il rilascio dei certificati per l’attività sportiva non agonistica i medici o i pediatri abbiano possibilità di scegliere, dopo anamnesi e visita, quando siano necessari ulteriori analisi quali l’elettrocardiogramma a riposo.

Nessun obbligo di ECG, quindi, ma a discrezione del medico.

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