La Break Dance si riscatta e sbarca alle Olimpiadi di Buenos Aires.

Da quest’anno la break vola alle Olimpiadi.

Finalmente dopo anni ed anni dalla nascita di questa fantastica disciplina, si è dato alla break dance il giusto valore.

Tutti ormai conoscono la storia di questa danza nata nelle comunità afro-americane del Bronx – inizialmente etichettata come “roba da neri” – e che è un must della cultura hip-hop.

L’Italia, per questo debutto, ci sarà grazie ai breakers Mattia Schinco e Alessandra Cortesia.

Dal 6 al 18 Ottobre i due italiani saranno in Argentina in seguito ad un lungo percorso di qualificazione che li ha portati dall’Italia a Berlino con Tokyo per capolinea, ai WDSF World Youth Breaking Championships.

L’arrivo alle Olimpiadi di questa disciplina ha fatto molto discutere su quello che potrebbe essere la perdità d’identità e dello stile creatosi attorno attorno alla break dance.

I passi e i riti della break però, hanno da sempre ispirato film come Flashdance o il più recente Step Up, per non parlare di look, linguaggi, tracce musicali e modi di vivere, che in Italia hanno avuto terreno fertile per crescere soprattutto tra Roma e Bologna nei primi anni ottanta, dunque è difficile pensare che questa ulteriore rivincita della disciplina possa portare ad una snaturazione della storia della Break ormai già consolidata e diffusa.

A Buenos Aires la break dance non sarà l’unica news: infatti questa danza sbarca in Argentina insieme al karate e all’arrampicata sportiva.

Come ogni sport ammesso alle Olimpiadi, anche nelle prove di break dance ci saranno prove per uomini, donne e delle batterie a coppia mista. 

“Per la danza sportiva – ha commentato il presidente della Federazione Italiana Danza Sportiva Michele Barbone – e per tutta l’Italia si tratta di una grandissima soddisfazione.  Siamo onorati di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi in una nuova disciplina che per la prima volta, viene annoverata fra le specialità”. 

La Break si prepara dunque a diventare uno sport olimpico e non più quindi solo “roba da neri”.

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